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Il carciofo di Niscemi diventa un nuovo presidio Slow Food

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Nuovo presidio Slow Food

Il carciofo di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, è stato recentemente nominato presidio Slow Food, portando a 51 il numero di presìdi in Sicilia.

I presìdi Slow Food sono comunità della Fondazione Slow Food per la biodiversità, che si occupano di prendersi cura e preservare i prodotti alimentari e le tecniche culinarie di tutto il mondo. 

Il carciofo di Niscemi

Valentina Maria Vacirca, fiduciaria della Condotta Slow Food Niscemi, racconta il motivo per cui è necessario preservare il carciofo di Niscemi, nonostante sia un prodotto storico dell’isola di cui si occupavano tantissimi produttori. Questo tipo di carciofo, infatti, è diverso dagli altri: a Niscemi anticamente veniva chiamato vagghiardu (gagliardo), oggi nostrale, proprio per distinguerlo dalle altre varietà. Le caratteristiche principali del carciofo nostrale sono il suo sapore delicato e la sua breve durata: se non consumato entro i primi 2-3 giorni, il carciofo tende a guastarsi, diventando meno vigoroso – anche se il sapore rimane comunque lo stesso. Questo lo porta ad essere penalizzato nella scelta rispetto alle altre varietà.

La necessità di inserire il carciofo di Niscemi nei presidi Slow Food deriva proprio dal fatto che, a causa di questa particolare caratteristica, i consumatori preferiscono acquistare le altre varietà di carciofi e questa si va lentamente perdendo.

Il carciofo nostrale si distingue per altre due caratteristiche: il fatto di essere senza spine e la scarsità di pappo o “barba” in ogni esemplare.

Il carciofo di Niscemi inizia ad essere prodotto in Sicilia dalla prima metà del 1800, inizialmente per consumo locale. Si diffonde poi nel resto della Sicilia e, all’inizio del ‘900, arriva fino a Roma, trasportati in “cufina” (contenitori di canna e di palma nana). Negli anni ‘80, si inizia a produrre la prima conserva di carciofo chiamata ‘a carciofina.

Originariamente, il carciofo di Niscemi veniva consumato cucinato arrosto e condito con olio e sale, in particolare come colazione dei contadini che si alzavano presto per lavorare. Oggi, le ricette con il carciofo sono varie e portano avanti la tradizione della cucina siciliana.

Il progetto del presidio Slow Food

Il presidio Slow Food vuole non solo preservare il carciofo di Niscemi, ma anche aumentarne la produzione e riportarla ai numeri di un tempo. I produttori coinvolti nel progetto al momento sono due e si sono offerti anche di fornire gratuitamente agli altri produttori interessati gli ovoli del carciofo, per iniziare una produzione più numerosa.L’idea è anche quella di coinvolgere i giovani nella coltivazione delle terre, creando così delle nuove opportunità lavorative e di guadagno, diminuendo allo stesso tempo la migrazione delle nuove generazioni all’estero.

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